The most enteraining science book of the year.
E ne sono passati alcuni di anni dall'uscita di questo libro di Robin Baker. Robin Baker, già docente di biological sciences alla University of Manchester, olre che ricercatore è un noto divulgatore della Evolutionary psychology.
Ci sono alcuni fatti curiosi della biologia che testimoniano un importante processo evolutivo che li ha creati. Al contempo possono dare interessantissimi insight psicologici.
Per esempio, pochi sanno che in base alle correnti ricerche sembra che solo l'uno per cento degli spermatozoi maschili siano fatti per fecondare l'ovulo (egg-getters sperm). Il rimanente 99 per cento ha un'altra funzione.
Alcuni spermatozoi, detti killers, non hanno funzione riproduttiva, bensì contengono alla sommità degli enzimi capaci di riconoscere, attaccare e uccidere gli egg-getters fertili di altri uomini che si trovano già nell'apparato genitale femminile con delle vere e proprie lotte testa a testa, per piazzare il proprio veleno nella parte sensibile. Una volta sterminato un certo numero di spermatozoi rivali i killers muoiono a loro volta. Ancora esistono altri spermatozoi detti blockers la cui unica funzione è invece quella di ostruire il poroso muco cervicale femminile attraverso il quale gli spermatozoi devono passare per raggiungere l'ovulo, impendendo così il tragitto agli spermatozoi di un altro uomo. Addirittura la forma del pene umano si è evoluta in modo da contrastare lo sperma altrui appena immesso nella femmina.
Cosa importante è anche che la produzione di sperma da parte maschile non dipende dall'astinenza. Dipende dal fatto se la sua compagna sia stata con lui o meno. In altri termini, se la propria compagna è stata assente per 2 giorni la produzione spermatica è molto più forte che nel caso lei sia stata con lui 2 giorni senza avere rapporti. Uguale tempo di astinenza ma diversa produzione spermatica. Ossia, il cervello umano ancora oggi - del tutto inconsciamente - considera scontato il pericolo che la donna assente sia stata con altri, e aumenta la produzione di sperma.
E' anche il motivo per cui gli uomini particolarmente sono predisposti a trovare eccitante la visione di materiale pornografico o ad amare il sesso di gruppo. O persino in alcuni casi, aiuta a spiegare fenomeni quali il cuckoldismo. La presenza in sé di un altro uomo, reale o immaginario, porta il cervello a una ipereccitazione finalizzata a prepararsi alla guerra spermatica con il rivale. Questa ipereccitazione si traduce in un maggiore stimolo sessuale e maggiore piacere soggettivo nell'atto, ai fini di poterlo effettuare il più possibile sia in relazione alla frequenza che alla quantità di seme prodotto. Queste fantasie e questi comportamenti non mancano tra l'altro di interessare anche alcune donne laddove sia più forte la memoria genetica della utilità nel permettere la competizione maschile, cioè un modo per assicurarsi i geni migliori.
Come si è potuto creare questo sistema ? Si è creato per il fatto che per la gran maggioranza del tempo evolutivo umano le donne si sono accoppiate con più uomini a poca distanza o più uomini contemporaneamente. Da qui un sistema in cui automaticamente il più probabile a fertilizzare la femmina è non solo l'uomo più sano e forte, ma anche quello con maggiore testosterone.
Nel corso dell'evoluzione poi tale originaria promiscuità si è trasformata in una monogamia imperfetta. Imperfetta da diversi punti di vista. Baker distingue fra due tipologie di uomini, che hanno diversa produzione di testosterone. Coloro che l'hanno alta (e sono favoriti nello sperm wars) tendono ad essere più promiscui, aggressivi e dominanti (ma infedeli), e quelli con minore produzione, più dolci e più facilmente adattabili alla vita monogamica. La funzione della monogamia è evolutivamente chiara. I meccanismi biologici di ognuno tendono a riprodurre i propri geni. Per l'uomo il migliore investimento a questo fine è più rapporti possibili con più donne possibili (quantità) mentre per la donna riprodursi significava 9 mesi difficili per poi dover allevare la prole in un ambiente pericoloso. A tal fine una presenza maschile di aiuto e protezione era importantissima. Ecco che nella scelta del mating la donna si è trovata nell'alternativa fra la scelta di un'alta qualità genetica con un maschio forte e dominante, e dall'altra parte nel fatto che un tale maschio generalmente divide la sua attenzione con molte femmine, ed è quindi inaffidabile. Da qui la necessità di maschi meno agressivi e più adatti alla monogamia e all'aiuto con la prole. Questa dicotomia esiste ancora nell'ambivalenza dell'attrazione per le figure dominanti e forti e l'esigenza di dolcezza e sensibilità.
Sono per esempio noti gli esperimenti che hanno determinato come le donne preferiscano visi modellati da una maggiore presenza di testosterone quando debbano scegliere qualcuno per un rapporto a breve termine, mentre preferiscano clues di minore presenza di testosterone per un rapporto a lungo termine [Leggi articolo]. Inoltre maschi con alto livello di testosterone possono gradire di più ambienti competitivi, nonché addirittura stimolare reazioni emotive altrui, e questo è in armonia anche con il successo delle tecniche di seduzione basate sul teasing [Leggi articolo]
In altri termini l'ambivalenza femminile diviene fra il desiderio di un uomo alpha per l'attrazione sessuale e qualità genetica, e le doti di un uomo beta per l'affidabilità e fedeltà di cui l'altro è privo. In tal modo si spiegano anche fenomeni come il senso di colpa verso un fidanzato troppo gentile e servizievole che viene visto come privo di personalità, forza e carattere, e di cui si perde attrazione pur non potendo imputargli nulla. Oppure si spiegano opposti fenomeni come la frequentazione in serie di ragazzi che poi abbandonano (maschi alpha) e il non riuscire a trovare un ragazzo al contempo attraente e affidabile. Ancora un classico è che il marito o compagno originariamente alpha sviluppi atteggiamenti beta in seguito e determini il diminuire dell'attrazione. Un obiettivo al contempo voluto e poi sofferto dalla donna nella ricerca di massimizzare l'esigenza dei due lati alpha e beta.
La soluzione pratica finale, osserva Baker, è stata quella della monogamia imperfetta. Il 10 per cento di tutti i nati - secondo le ultime ricerche - non sono figli del padre ufficiale. E' inoltre verosimile che il tasso sia stato storicamente molto più alto, date le innovazioni della contraccezione. Il fenomeno interessante è che a parità di numero di rapporti sessuali è stato appurato che la probabilità di un concepimento da parte dell'amante è il doppio di quella del partner regolare. Questo per due fattori principali. Da una parte gli amanti sono solitamente a più alta produzione di testosterone, e quindi avvantaggiati nello sperm warfare, e dall'altra parte la frequenza di orgasmi femminili durante il rapporto con gli amanti è maggiore, e l'orgasmo femminile ha proprio la funzione biologica e meccanica di favorire la fertilizzazione.
David P. Schmitt, della Bradely University, conclude:
Regrettably, the majority of social and developmental psychologists continue to view humans as solely designed for monogamy (Barash and Lipton, 2001). Any notion of the adaptive pursuit of short-term mating, especially by women, is seen as pathological, dysfunctional, and rooted in "insecure" romantic attachment. The mounting evidence of sperm competition in humans—including evidence that women are fundamentally designed for double-mating—should be the final nail in the coffin of humans as life-long monogamists.
Qui una pubblicazione scientifica sugli attuali sviluppi dello studio della competizione spermatica.
Questa è solo una piccolissima parte di quanto si puà leggere nel libro di Baker. Esiste anche una traduzione italiana.

categoria:bibliografia, evolutionary psychology






